Alfonsina Strada, la donna del Giro d’Italia scomparsa 59 anni fa

Ai tempi di Girardengo e dei pionieri del ciclismo, c’è stata una donna che a suo modo ha fatto la storia del Giro d’Italia. Alfonsina Strada, scomparsa a Milano il 13 settembre del 1959. La prima e unica ‘quota rosa’ introdotta nel Giro, tutto al maschile eccetto che in una speciale edizione. Era il 10 maggio del 1924. Prima della grande competizione sportiva che disputò a trentatré anni, la sua era già una storia rivoluzionaria. Originaria di Castelfranco Emilia, classe 1891, Alfonsina già a dieci anni aveva una passione fuori dal comune per la sua due ruote. A quattordici anni partecipava di nascosto alle gare di ciclismo, con la scusa di andare in Chiesa per la messa. Scoperta dalla madre, era stata messa di fronte a un bivio: continuare a correre o andare via di casa.

Alfonsina, che a quattordici anni scelse la bicicletta, aveva sposato il meccanico Luigi Strada. Con il marito, suo primo supporter e manager, si era trasferita a Milano. Come regalo di nozze, una nuova inseparabile compagna. Quella bicicletta da corsa protagonista delle sue imprese sportive. Due anni dopo, nel 1907, era già la migliore ciclista italiana. Titolo che si era guadagnata a Torino, dove il ciclismo era assai praticato in un clima in cui le donne su due ruote non erano motivo di scandalo. Gara dopo gara, battendo anche la famosa Giuseppina Carignano, in poco tempo era già in vetta alla classifica. Nel 1911 a Moncalieri aveva stabilito il record mondiale di velocità femminile, con il risultato di 37,192 chilometri l’ora, superando quello stabilito otto anni prima dalla francese Louise Roger.

Il debutto del ‘Diavolo in gonnella’ al Giro di Lombardia

Il ‘Diavolo in gonnella’, appellativo che le avevano affibbiato i suoi primi fan emiliani, in piena Grande Guerra aveva mostrato tutta la sua determinazione. Nel 1917 si era presentata alla redazione della Gazzetta dello Sport per chiedere di potersi iscrivere al Giro di Lombardia. Nessun regolamento glielo impediva, essendo tra l’altro tesserata come dilettante di seconda categoria, e così Armando Cougnet, patron delle corse, l’aveva autorizzata a gareggiare. Alfonsina aveva preso il via con il numero 74, con altri quarantatré ciclisti. Tra di loro c’era il mitico Costante Girardengo, e nomi come Philippe Thys, Henri Pélissier e Gaetano Belloni. Il ‘Diavolo in gonnella’ era al traguardo dopo il tramonto, con un’ora e mezza di distacco e come ultima classificata. Ma venti corridori, quasi la metà, si erano ritirati.

Nonostante i commenti pungenti e i pregiudizi nei suoi confronti, Alfonsina nel 1918 si era iscritta all’edizione della Milano-Modena, ma si era dovuta ritirare per una brutta caduta. Con la sua tenacia e determinazione, qualche mese più tardi era già ai nastri di partenza del Giro di Lombardia. Di quarantanove iscritti solo trentasei si erano presentati e in quattordici si erano ritirati durante la corsa. A vincere era stato Belloni, mentre Alfonsina si era piazzata ventunesima a 23 minuti, superando allo sprint il comasco Carlo Colombo, relegato così all’ultimo posto. Ormai l’obiettivo della ‘Regina della pedivella’, questo un altro dei suoi soprannomi, era divenuto quello di partecipare al Giro d’Italia. E così fu.

Alfonsina Strada al Giro d’Italia, la prima donna della ‘corsa rosa’

Il 1924 fu l’anno della storia di Alfonsina al Giro d’Italia, detto anche ‘Corsa rosa’. Corsa rosa che nella vicenda della partecipazione di Alfonsina diventa un’affascinante metafora. Ebbene, la regina del ciclismo aveva avuto l’autorizzazione a iscriversi da Emilio Colombo e Armando Cougnet, rispettivamente direttore e amministratore della Gazzetta dello Sport. Autorizzazione che aveva probabilmente motivi promozionali. In un Giro senza Girardengo e altri nomi per ragioni economiche, il ‘Diavolo in gonnella’ poteva rappresentare una inconsueta attrazione. La sua partecipazione al Giro d’Italia era rimasta un segreto fino quasi alla vigilia della corsa. A tre giorni dalla partenza però il suo nome era comparso sulla Gazzetta dello Sport come ‘Alfonsin Strada di Milano’. I meno maligni avevano pensato a un errore di battitura e non a una precisa volontà. Fatto sta però che un altro quotidiano, il Resto del Carlino di Bologna, aveva scritto il nome ‘Alfonsino Strada’.

La regina del Giro prendeva così il via in un percorso difficile di oltre 3600 chilometri, fatto di dodici tappe da compiere su strade poco asfaltate. Il tutto con una bicicletta del peso di oltre venti chili, tra buche, cadute e intemperie. In una competizione davvero massacrante, durante la tappa L’Aquila-Perugia Alfonsina era giunta fuori tempo massimo. Alcuni membri della Giuria volevano graziarla, ma la maggioranza aveva optato per la linea dura: escludere il ‘Diavolo in Gonnella’ dalla corsa. Colombo le aveva dato però la possibilità di proseguire, anche se fuori classifica, pagandole alloggio e massaggiatore di tasca propria. Al passaggio in Emilia, l’aveva accolta un fiume di applausi e abbracci dei suoi concittadini, conquistati da quella ragazza in maglietta e pantaloncini forte e determinata. Alfonsina era arrivata a Milano trionfante. Una vincitrice perchè su novanta partecipanti i due terzi si erano arresi.

Alfonsina Strada e la sua ‘rivoluzione rosa’

Quello del 1924 era stato l’unico Giro per Alfonsina, almeno come ciclista in gara. Ma la regina dei pedali, morta a Milano (che le ha intitolato una strada) il 13 settembre di 59 anni fa, ha vinto la bellezza di trentasei gare con colleghi maschi, conquistando la stima e l’amicizia di grandi come Gino Bartali, Fausto Coppi, Fiorenzo Magni e Girardengo. Ed è stata protagonista di una piccola grande ‘rivoluzione rosa’ in uno sport allora tutto al maschile. Del resto il Giro d’Italia era nato nei primi del Novecento, per la precisione nel 1909, da un’idea del giornalista Tullo Morgagni. E da oltre un secolo si è sempre disputato, ad eccezione di alcuni stop durante i conflitti mondiali. Ed ha visto tra i recordman di vittorie italiane Alfredo Binda e Fausto Coppi. Oggi il Giro d’Italia delle donne è il Giro Rosa o Giro d’Italia Femminile Internazionale, la corsa a tappe del ciclismo su strada che ripercorre l’impresa di Alfonsina.

Organizzato per la prima volta nel 1988, con la vittoria di Maria Canins, è uno dei Grandi Giri del ciclismo femminile che dal 2016 è parte del calendario Women’s World Tour. Alfonsina Strada è stata una vera pioniera nello sport e nel costume. Protagonista di racconti, libri e canzoni che l’hanno resa una vera icona. Nell’album del gruppo musicale dei Têtes de Bois, intitolato Goodbike e dedicato interamente al tema del ciclismo c’è la canzone ‘Alfonsina e la bici’. Tra le note dei ricordi una strofa :”Alfonsina ha le gambe dure (gambe dure e scure)/Alfonsina ha le spalle strette (strette quelle curve maledette)/Alfonsina ha lacrime di giada (Alfonsina Strada! Alfonsina Strada!).

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