Quarantacinque anni fa la scomparsa di Bruce Lee

“Se il mio cuore mi dice che ho ragione, andrò avanti anche contro migliaia di avversari”. Parola di Bruce Lee, attore, filosofo e maestro delle arti marziali e del suo ‘Jeet Kune Do’. Gli occhi a mandorla, lo sguardo audace e provocatorio, per l’interprete straordinario di quell’urlo di Chen che ha diffuso in tutto l’Occidente il mondo del Kung Fu. Scomparso il 20 luglio del ’73, il regista cinese naturalizzato statunitense quella sera d’estate si addormentò per sempre. Nel sonno, secondo la versione ufficiale per una reazione allergica a un farmaco analgesico, a soli 32 anni. Nei nomi che gli avevano regalato i suoi genitori, originari di Hong Kong, era scritto il destino di quello che sarebbe diventato il volto delle arti marziali nel mondo.’Xiao Feng’, piccola fenice, e ‘Xiao Long’, piccolo drago. Nato nella Chinatown di San Francisco nell’ora e nell’anno cinese del drago, dalla creatura di fuoco aveva ereditato l’esuberanza e la predisposizione al combattimento. E la parabola della sua vita breve ma intensa, impressa in un altro dei suoi tanti nomi: ‘Jun Fan’, che letteralmente significa ‘torna ancora’.

La Cina era stata la casa dello ‘shifu’ (maestro) fino alla maggiore età. Dopo aver appreso le tecniche di difesa marziali nella prestigiosa scuola di Wing Chun sotto gli insegnamenti del Maestro Yip Man, fece ritorno a San Francisco. Negli States, attratto da qualsiasi disciplina da combattimento, Lee si allenò anche nel pugilato occidentale, vincendo nel 1958 il titolo interscolastico di boxe. Batté il tre volte campione Gary Elms con un K.O. al terzo round. Imparò anche rudimenti di scherma occidentale dal fratello minore Peter, all’epoca campione di questa disciplina. Questo approccio a trecentosessanta gradi distinse via via sempre più il maestro da ogni altro praticante di arti marziali, tanto che nel ’66, decise di dare un nome al suo stile, ovvero ‘Jeet Kune Do’, ‘via del pugno che intercetta’. Un’arte marziale non tradizionale, scientifico-filosofica basata sul combattimento essenziale. “La straordinaria forza del Jeet ‘Kune Do’ risiede proprio nella sua semplicità”: per Lee significava “espressione diretta dei propri sentimenti con il minimo dei movimenti e di energia”.

Filosofo delle arti marziali e re dei calci volanti

Fitness, forza e resistenza muscolare e flessibilità. Per il re delle acrobazie spericolate e dei calci volanti, il culturismo fu utile per aumentare la massa muscolare. Ma prima di tutto per lui contavano la preparazione mentale e spirituale: da quelle dipendeva il successo dell’allenamento fisico e della pratica delle arti marziali. Il 13 agosto del ’70, a causa di un errato preriscaldamento dei muscoli in un allenamento di sollevamento pesi, fu vittima di un brutto infortunio. Gli esami clinici mostrarono uno stiramento al quarto nervo sacrale, nella parte inferiore della schiena. Durante il periodo di convalescenza, si dedicò alla filosofia, alle arti da combattimento e agli scritti del filosofo indiano Jiddu Krishnamurti. “Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo”: in questa massima di Krishnamurti era racchiuso lo spirito di Bruce. Che in sei mesi, riuscì a recuperare agilità, velocità e potenza. Il periodo di inattività fisica fu perfetto per documentare i suoi metodi di allenamento, poi raccolti e pubblicati dalla moglie Linda nel libro ‘The Tao of Jeet Kune Do’.

Dopo l’infortunio, l’inizio della carriera cinematografica del divo delle arti marziali. Lee interpretò il suo primo ruolo da protagonista nei film ‘Il furore della Cina colpisce ancora’ del ’71 e ‘Dalla Cina con furore’ l’anno dopo. Ottenne subito una vasta celebrità internazionale. Poi la fondazione di una propria casa di produzione, la Concord Production Inc, in società con Raymond Chow della Golden Harvest. Sotto tale egida co-produsse, scrisse, diresse e interpretò ‘L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente’, dove comparve anche Chuck Norris. Indimenticabile la scena del duello al Colosseo, forse la più celebre delle arti marziali nella storia del cinema. Richiese tre giorni di riprese, e venti pagine di sceneggiatura scritte e disegnate da Lee. E ancora, protagonista in ‘I 3 dell’operazione Drago’, film che uscirà un mese dopo la sua morte con una prima mondiale al ‘Graumann’s Chinese Theatre’ di Los Angeles. Onorato vent’anni dopo la sua morte, con una stella sulla Hollywood Walk of Fame a Los Angeles, l’enorme clamore provocato dalla sua improvvisa scomparsa ha creato numerosi film-biografia.

Le tante pellicole sul maestro del ‘Jeet Kune Do’

Ogni pellicola racconta una propria versione riguardo alla morte di Lee, la leggenda delle arti marziali. Nel ’75,  ‘Io… Bruce Lee’, tre anni dopo ‘Bruce Lee Supercampione’, con il più prolifico sosia dell’attore, un ginnasta e stuntman taiwanese. Poi ‘Dragon – La storia di Bruce Lee’, nel ’93, trasposizione cinematografica del romanzo della moglie Linda. E ancora, svariati film che hanno anche speculato sulla figura di Lee, interpretati da una pletora di sosia, tra Hong-Kong e Taiwan. Infine nel 2000, il regista e scrittore John Little ha rimasterizzato il materiale girato da Lee prima della sua morte. Lo ha montato seguendo passo passo le indicazioni che il maestro aveva lasciato, sulla base di alcuni appunti ricevuti dalla famiglia Lee e scritti di suo pugno da Bruce. Ne è nato ‘Bruce Lee – La leggenda’, film-documentario con interviste inedite e filmati di repertorio, giudicato però dai puristi incompleto e parziale visti i pochi e generici appunti lasciati da Lee.

In ogni caso, sia il mondo delle arti marziali che quello del cinema non hanno mai dimenticato ‘Jun Fan’, quel ragazzo morto a soli 32 anni che sembra tornare ancora e sempre. In molti lo hanno idolatrato e continuano a farlo rivedendo le sue acrobazie nei film. Il maestro delle arti marziali inventore del ‘Jeet Kune Do’. Su questa disciplina che non aveva metodi predefiniti, Lee trovava il suo metodo. “Spero di liberare i miei seguaci dall’aggrapparsi a stili, modelli, o forme. Ricordate che il Jeet Kune Do è solo un nome usato, uno specchio nel quale vedere noi stessi”. La sua unica maestra, la vita che ha vissuto giorno per giorno. “La vita ci educa: la vita stessa è il nostro maestro, e noi siamo in uno stato di continuo apprendimento”.

#socialmediaitaly

 

Abbiamo pubblicato altri articoli che potrebbero essere di tuo interesse. Clicca qui

Categorie: Top news

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *