La scomparsa di Elvis Presley il 16 agosto del ’77

È stato uno dei più celebri cantanti del Novecento, una vera e propria icona culturale, fonte di ispirazione per molti musicisti e interpreti di rock and roll e rockabilly. Tanto da meritarsi l’appellativo de il ‘Re del Rock and Roll’ o ‘The King’. Elvis Presley, scomparso a Memphis il 16 agosto 1977, a soli 42 anni, è entrato per sempre nella leggenda. E a distanza di quarantuno anni, nello stesso giorno se ne è andata un’altra icona della musica, Aretha Franklin, stroncata a 76 anni da un male incurabile. Elvis, come la ‘Regina del soul’ ha lasciato un segno indelebile impossibile da sostituire. Insostituibile la sua presenza scenica e la mimica delle sue esibizioni. Quei movimenti oscillatori e rotatori del bacino, che oltre a destare scandalo in qualcuno, gli valsero l’appellativo di ‘Elvis the Pelvis’.

Elvis Presley, quel camionista diventato re del rock and Roll

Un soprannome che a Elvis non piaceva, come ammise durante le rare interviste concesse all’inizio della sua carriera. Poliedrico e multiforme nella sua attività musicale nell’arco di oltre un ventennio. La sua notevole produzione discografica, la sua intensa attività concertistica e i suoi molteplici interessi hanno spaziato dal rock and roll, di cui è l’idolo indiscusso, ai generi rhythm and blues, country and western, gospel e spiritual. Ma anche melodico e pop. In molti in Italia si sono ispirati a lui. Da Adriano Celentano, a Little Tony a Bobby Solo. Perché Elvis ‘The King’ nell’immaginario collettivo, ha oltrepassato nettamente il confine che divide un fenomeno prettamente musicale da quello tipico della cultura pop, diventando una vera icona culturale.

La storia di ‘The King’, icona senza tempo

Dopo la sua morte, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite, il fenomeno Elvis non ha mai smesso di esistere. Anzi, si è ulteriormente intensificato, rendendo Presley un vero e proprio simbolo di culto e venerazione per molti fan. Eccetto sei concerti tenuti in Canada verso la fine degli anni Cinquanta, il ‘Re del Rock and Roll’ non si è mai esibito fuori dagli Stati Uniti. Eppure è diventato leggenda intramontabile. In ventiquattro anni di carriera ha pubblicato sessantuno album, vendendo oltre un miliardo di copie in tutto il mondo e conquistando il record di dischi venduti da un solo cantante. Una vera e propria miniera d’oro il suo talento, dopo un’infanzia non facile e disagiata. Cresciuto in una famiglia molto povera, in una modesta dimora nelle vicinanze di Tupelo diventata in seguito meta di pellegrinaggio per i suoi fan, come del resto la ben più famosa ‘Graceland’ a Memphis.

Elvis Presley, quel camionista diventato re del rock and Roll

Per migliorare le sue condizioni economiche e quelle della sua famiglia, iniziò a lavorare come camionista. Un giorno, transitando casualmente per la Union Street, la via dove si affacciava la sede dello studio di una modesta casa discografica, denominata ‘Sun Records’, scoprì che chiunque, recandosi presso la stessa e sborsando una somma irrisoria, poteva registrare un disco dimostrativo. Poteva poi portarselo a casa, e magari ascoltarlo con il proprio grammofono tra le mura domestiche. Registrò un disco, una vecchia ballata dal titolo ‘My Happiness’, da regalare a sua madre per il compleanno. Le sue doti furono subito apprezzate. La  ‘Sun Records’ lo ingaggiò. Egli incise brani come ‘That’s All Right (Mama)’, ‘Good Rockin’ Tonight’, ‘Baby Let’s Play House’, diventati dei classici.

I successi di ‘Elvis the Pelvis’

Nel ’55  Elvis venne ceduto al colosso discografico della ‘Radio Corporation of America’, per l’allora cifra record di circa 35 mila dollari. Curiosamente, il primo singolo che il cantante incise sotto l’egida della RCA non venne tratto da un brano di genere Rock and roll ma da una canzone di netta ispirazione blues, dal titolo ‘Heartbreak Hotel’ (L’Hotel dei cuori spezzati), che ottenne un ottimo riscontro di carattere commerciale a livello internazionale. Poi la consacrazione con la sua partecipazione agli show televisivi. In particolare al ‘Milton Berle Show’, con più di quaranta milioni di spettatori incollati alla tv per vederlo cantare. Nel ’57, all”Ed Sullivan show’, riscosse un successo clamoroso, ma la sua esibizione venne parzialmente censurata. Venne ripreso dalla cintola in su, onde evitare di inquadrare i suoi famosi e sconvenienti movimenti pelvici, giudicati osceni dai benpensanti.

Elvis Presley, quel camionista diventato re del rock and Roll

“Io non penso di essere male per la gente. Se avessi pensato di esserlo, sarei tornato alla guida di un camion”, rispondeva Elvis alle polemiche. Era il periodo in cui furono incisi i suoi più grandi successi discografici. ‘Heartbreak Hotel’ (5 milioni di copie), ‘Jailhouse Rock’ (che come singolo ha venduto più di 9 milioni di copie), ‘Hound Dog’ (13 milioni), ‘Love Me Tender’ (5 milioni), ‘All Shook Up’ (7 milioni). Con record di vendita spesso imbattuti. Elvis non fu solo cantante. Fu anche attore. Pur non essendo apprezzato dalla critica per le doti recitative, Presley interpretò 33 film, grazie alla sua presenza scenica, ma i produttori decisero di apportare alcune modifiche al suo look. I capelli, naturalmente rossi, vennero tinti di nero corvino e il viso, molto pallido, venne truccato con abbondante fard. È così, con quell’aria patinata da Divo, che tutto il mondo ricorda il re del rock.

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