La scomparsa di Enzo Ferrari il 14 agosto del 1988

‘Il cavaliere’, ‘Il commendatore’, ‘l’ingegnere’, ‘Il mago’, ‘Il patriarca’, ‘Il grande vecchio’ o ‘Il Drake’. Tanti appellativi per Enzo Ferrari, un uomo simbolo dell’imprenditoria italiana, pilota e fondatore dell’omonima casa automobilistica, scomparso il 14 agosto di trent’anni fa. Il ‘Drake’, soprannome riferito al celebre corsaro Francis Drake coniato dagli avversari inglesi nel secondo dopoguerra, sarebbe derivato dalla capacità e determinazione di Ferrari nel perseguire e cogliere risultati sportivi di portata assai superiore alla sua piccola azienda. Con una gestione quasi dittatoriale del suo team e, a volte, ponendosi al confine dei limiti imposti dai regolamenti tecnici. Determinazione, audacia e ironia. Quando negli anni Cinquanta i giornalisti gli chiedevano se la sua auto personale fosse una Ferrari, il Drake rispondeva: “No, purtroppo non me la posso permettere”.

Enzo Ferrari, il mito dietro il cavallino rampante

Eppure tutto il mondo conosce le prodezze e i successi della Scuderia Ferrari, che in Formula 1 aveva conquistato, con lui ancora in vita, nove campionati del mondo piloti e otto campionati del mondo costruttori. Un personaggio la cui storia si è incrociata con quella del nostro Paese. Tra le curiosità legate a Enzo Ferrari, quella del nome originario della nota casa automobilistica, in origine la Auto Avio Costruzioni (AAC) con sede a Modena. Diventata poi dopo la guerra la Scuderia Ferrari. E quella delle origini del simbolo della Scuderia di Maranello: una riproduzione del cavallino rampante dipinto sull’aereo del maggiore Francesco Baracca, asso dell’aviazione durante la Grande guerra. Nonostante il legame con il mondo dell’aviazione, il cavaliere non prese mai un aereo.

La storia di Drake, fiore all’occhiello del Belpaese

Niente aerei, la sua passione si è sempre riversata sulle automobili, come sportivo e come produttore. Un imprenditore amato, fiore all’occhiello del Belpaese. Tanto che era stato più volte proposto per il titolo di senatore a vita. La candidatura più pressante era stata avanzata congiuntamente sulla stampa da Enzo Biagi e Indro Montanelli, che avevano rivolto appelli direttamente al Presidente della Repubblica. Richiesta non accolta da Sandro Pertini che affermò: “Uno come Ferrari non ha bisogno del laticlavio”. E poi la carriera di pilota, sulla quale Ferrari era fortemente autocritico. Intervistato da Enzo Biagi, l’ingegnere disse: “Volevo essere un grande pilota, e non lo sono stato”. Una carriera iniziata all’età di 21 anni, per la neonata casa automobilistica CMN-Costruzioni Meccaniche Nazionali che lo aveva visto in seguito legato all’Alfa Romeo, per un totale di 41 gare con alterna fortuna.

Una carriera conclusasi nel 1931 con l’arrivo del suo primo figlio Dino Ferrari. “Quando la vita mi mise di fronte al fatto compiuto, a mio figlio – raccontò poi il cavaliere -, fui indotto alla meditazione. Mio figlio poteva contare su un modesto benessere, frutto della mia complessa attività. Ma mio figlio aveva il diritto di aspettarsi da me anche altro”. Il personaggio di successo ma anche l’uomo. Enzo Ferrari era tanti volti. Anche quello di un pioniere, come dimostra la laurea honoris causa in fisica, attribuitagli dall’Università di Modena e Reggio Emilia. Per essere stato un “autentico pioniere, in un’attività intensa e produttiva nella fisica dello stato solido con particolare riferimento alla produzione e alla sperimentazione di nuovi materiali metallici”. 

Un museo per raccontare il cavallino rampante, simbolo del Made in Italy

Il primo titolo mondiale di F1 della Scuderia Ferrari era arrivato nel ’52 con Alberto Ascari. La conversione di Ferrari pilota e direttore di scuderia sportiva in industriale dell’automobile era stata stimolata dall’amicizia-competizione con Adolfo Orsi, proprietario della Maserati. E soprattutto con Vittorio Stanguellini, il modenese che alla fine degli anni Quaranta dominava i circuiti del mondo con le auto FIAT abilmente modificate. Testimonianze modenesi attestano che Ferrari si sarebbe avvalso dell’esperienza delle officine di Stanguellini usufruendo anche di tecnici dell’amico-avversario. Il successo di questa nuova attività del cavaliere è diventato storia.

Enzo Ferrari, il mito dietro il cavallino rampante

A ridosso della casa natale del ‘Drake’ è stato inaugurato il 10 marzo 2012 il Museo Enzo Ferrari. Il progetto ha previsto la realizzazione di una struttura di nuova concezione per l’esposizione di autovetture importanti per la carriera del mito. E all’interno dell’officina del padre Alfredo, è stato realizzato un percorso fatto di filmati, immagini e effetti personali che fanno rivivere la vita di un simbolo del Made in Italy e della creatività italiana. A trent’anni dalla sua morte il mito non è mai tramontato. Era il 14 agosto 1988: poco meno di un mese dopo, al Gran Premio d’Italia di Formula 1 a Monza, Gerhard Berger e Michele Alboreto con le due Ferrari si piazzarono al primo e al secondo posto. La vittoria fu dedicata, neanche a dirlo, alla memoria di Enzo Ferrari.

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