Il 29 luglio del ’54 la pubblicazione del romanzo fantasy

Ambientato alla fine della Terza Era dell’immaginaria Terra di Mezzo, tra elfi, hobbit, stregoni e personaggi oscuri. ‘The Lord of the Ring’, Il Signore degli Anelli, è sicuramente il romanzo high fantasy più celebre del ventesimo secolo. Scritto dall’autore britannico John Ronald Reuel Tolkien e tradotto in trentotto lingue, con decine di riedizioni ciascuna e con un successo straordinario. Il 29 luglio 1954 l’editore inglese George Allen & Unwin pubblica questa pietra miliare della letteratura fantasy. Romanzo pubblicato in tre volumi: ‘La compagnia dell’anello’, ‘Le due torri’ e ‘Il ritorno del re’. Gli avvenimenti della Terra di Mezzo, regione dove maghi, hobbit, ed altre strane creature sono minacciate dalle orde fameliche del redivivo Sauron. Tolkien, studioso di filologia, condisce il racconto con dettagliate descrizioni di quel mondo ed inventa persino la lingua parlata dai suoi elfi, il quenya. Ispirandosi in parte al finlandese.

Il Signore degli Anelli ottiene rapidamente un enorme successo, fino alle trasposizioni cinematografiche, tra le quali i recenti colossal diretti da Peter Jackson. La sua trilogia, ha guadagnato ben diciassette premi Oscar. La narrazione comincia dove si era interrotto un precedente romanzo di Tolkien, ‘Lo Hobbit’. L’autore usa lo stratagemma dello pseudobiblium per collegare le due storie. Entrambi i romanzi sono in realtà una trascrizione di un volume immaginario, il ‘Libro Rosso dei Confini Occidentali’. Un’autobiografia scritta a quattro mani da Bilbo Baggins, protagonista de ‘Lo Hobbit’, e da Frodo, eroe del Signore degli Anelli. Questo secondo romanzo, tuttavia, si inserisce in un’ambientazione di più ampio respiro rispetto a quella del primo, costretto dai limiti della favola per bambini, attingendo a quel vasto corpus storico, mitologico e linguistico creato ed elaborato dall’autore nel corso di tutta la sua vita.

La missione epica della Compagnia dell’Anello

Il Signore degli Anelli narra della missione epica di nove compagni, la Compagnia dell’Anello, partiti per distruggere il più potente anello del potere, un’arma che renderebbe invincibile il suo malvagio creatore Sauron se tornasse nelle sue mani, dandogli il potere di dominare tutta la Terra di Mezzo. Vicende dove domina l’esternazione del profondo interesse che Tolkien aveva per la religione. Molti temi teologici, come la battaglia del bene contro il male, il trionfo dell’umiltà sull’orgoglio, e l’attività della grazia divina. E spazi dal concetto di morte e di immortalità, di misericordia e di peccato, di resurrezione, salvezza e sacrificio fino alla giustizia e al libero arbitrio. Lo stesso Tolkien rende esplicito il fatto che il passo “non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male” del Padre Nostro è stato al centro delle lotte interiori di Frodo contro il potere dell’Unico Anello. Teologia ma anche mitologie del nord Europa.

Gli Elfi e i Nani di Tolkien sono largamente basati sulla mitologia norrena. Nomi come ‘Gandalf’, ‘Terra di Mezzo’, che nella mitologia scandinava è uno dei nove mondi di cui è composta la realtà. Anche i nomi dei Nani, direttamente derivati da miti scandinavi. La figura di Gandalf, in particolare, è influenzata dalla divinità germanica Odino, nella sua incarnazione di un vecchio con una lunga barba bianca, un cappello a tesa larga e un bastone; Tolkien stesso disse di pensare a Gandalf come un viandante odinico. E ancora, nel romanzo ci sono richiami all’infanzia dell’autore, a Sarehole (un villaggio adesso parte di Birmingham) tra paesaggi e personaggi. La Contea e i suoi dintorni pare siano stati modellati sul territorio attorno allo Stonyhurst College, nel Lancashire, dove Tolkien amava vagare negli anni Quaranta.

Il successo del Signore degli Anelli tra critica e omaggi

Dopo la pubblicazione del Signore degli Anelli, che nel ’57 riceve il prestigioso International Fantasy Award, molti hanno speculato sulle numerose allegorie presenti nell’opera. Come la critica alla società industriale, che distrugge e non tiene conto dell’ambiente (nell’esercito di Orchi che deforestano Isengard per avere abbastanza legname per le loro macchine). O la contestazione del significato dello stesso Anello, spesso associato alla bomba atomica. Tolkien, però, nella prefazione del romanzo scrive di non sopportare le allegorie, e che quindi nel libro non ce ne sono, almeno di volute. Al di là della critica, il successo dei personaggi creati dall’autore è indubbio. Da Aragorn, figlio di Arathorn, grande amico dello stregone Gandalf, che incontra Frodo e compagni alla locanda del Puledro Impennato a Brea. Il suo sarà un destino glorioso.

Cruciale la parte di Smeagol, un tempo un Hobbit, consumato dal potere dell’Anello, l’unica cosa a cui tiene. E’ la guida di Frodo e Sam verso il Monte Fato. Ci sono Merry e Pipino, amici inseparabili di Frodo. Legolas, l’unico Elfo appartenente alla Compagnia dell’Anello, e il Nano Gimli. Ma è Frodo Baggins, piccolo Hobbit della Contea, il vero protagonista della trilogia. Eredita l’Anello quando Bilbo Baggins, decide di lasciare la Contea per intraprendere un nuovo viaggio. Da questo momento inizia l’avventura, alla volta del Monte Fato, per distruggere il pericoloso anello. “Un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli”, due versi di un antico poema elfico diventati il tormentone del romanzo fantasy che ha esercitato nel tempo un profondo influsso culturale e mediatico. Molti gli appassionati, che hanno dato vita a innumerevoli gruppi e associazioni culturali, come le varie società tolkieniane, sparse in tutto il mondo.

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