Indagini della Polizia Postale e delle Comunicazioni su casi di cyberbullismo, cyberpedofilia e violenza online

Nove ragazzi su dieci utilizzano Instagram per comunicare tra loro mentre sei su dieci hanno e usano giornalmente un profilo Facebook. Stare sui social network per i giovani, nel 60 per cento dei casi, vuol dire stare insieme in rete, per socializzare e soddisfare la curiosità tipica dell’età, soprattutto attraverso gli smartphone. Lo dice la ricerca scientifica “Quanto Condividi?”, realizzata dall’Università Sapienza di Roma e dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, con la collaborazione del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità. Grande attenzione da parte delle autorità verso gli episodi di violenza online.

La ricerca scientifica elabora storie vere di indagini della Polizia Postale e delle Comunicazioni

La ricerca, elaborata dai risultati di duemila questionari a giovani di età compresa tra i 13 e i 17 anni, ha utilizzato storie vere di indagini della Polizia Postale e delle Comunicazioni su casi di cyberbullismo, cyberpedofilia e violenza online. Più del 60% dei più piccoli crede erroneamente di poter limitare l’accesso a contenuti personali che condivide sui social in modo definitivo. Gli adolescenti sembrano prendere le azioni online come un gioco privo di conseguenze. Solo nel 36% dei casi i ragazzi delle scuole superiori dimostrano di comprendere correttamente che i video o le immagini postate possono avere un pubblico potenzialmente globale quando vengono immesse in rete.

Emerge una forte tendenza dei ragazzi a colpevolizzare la vittima di violenza online

Emerge una forte tendenza dei ragazzi a colpevolizzare la vittima quando questa corrisponde a richieste. La ritengono responsabile in prima persona del danno che subisce perché diffondendo immagini private, accetta implicitamente il rischio che siano viralizzate in rete. La vendetta per uno smacco virtuale è ammessa e non c’è molta comprensione per la sofferenza di chi viene umiliato, diffamato e deriso in rete. Per sette preadolescenti su dieci, i genitori sono i primi a cui chiedere aiuto quando si è vittime di reati online. Tra i più grandi, ben sei su dieci, cercano conforto nei coetanei.

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