Cinquantasei anni fa la scomparsa di un’icona di bellezza e stile

“Quel che ho dentro nessuno lo vede. Ho pensieri bellissimi che pesano come una lapide”. Marilyn Monroe, icona assoluta di bellezza e di stile, era la bionda da molti considerata svampita. Seduzione e fascino intramontabili nello sguardo e nel suo fisico mozzafiato. Ma oltre le gambe c’era molto di più in quella donna bellissima e fragile, scomparsa il 5 agosto del ’62. Oltre quell’etichetta da copertine patinate e pellicole hollywoodiane c’era la storia di Norma Jean Baker, il suo vero nome registrato all’anagrafe di Los Angeles il primo giugno del 1926. Data in adozione a sei settimane di vita, la futura Diva aveva passato parte della sua infanzia tra case famiglia affidatarie e orfanotrofi. Dopo una carriera da modella (periodo del matrimonio con James Dougherty), Marilyn era approdata al cinema nel ’46. Prima parti minori, poi con le interpretazioni in ‘Niagara’ e ‘Gli uomini preferiscono le bionde’ aveva ottenuto la definitiva consacrazione internazionale. Poi il successo sempre più ampio, diventando il volto di tante altre donne racchiuse nel suo fascino.

Pellicole cult, da ‘Come sposare un milionario’, a ‘Quando la moglie è in vacanza’, fino ‘A qualcuno piace caldo’, per la quale aveva vinto un Golden Globe come migliore attrice. Dietro quell’espressione sempre un pò sbadata, c’era uno sguardo che si rifletteva in due volti. Quello della Marilyn diva che si muoveva sul set frantumando cuori, e quello di una donna normale, lontano dai riflettori. Due Marylin diverse, entità separate di cui l’icona pop di tutti i tempi era ben consapevole. Allo scrittore Truman Capote, che l’aveva colta di sorpresa davanti allo specchio, chiedendole cosa stesse facendo, aveva risposto “La guardo”. Quando Marilyn diventava se stessa nella sua semplicità era quasi irriconoscibile, per strada, tra la gente. Ma quando si accorgevano di lei perché cambiava passo e sguardo, e si avvicinavano per un autografo, la sua risposta, candidamente era: “Avevo voglia di essere per un attimo Marilyn Monroe”.

La vita di Marilyn Monroe, oltre gli stereotipi 

Dietro le frasi che le donne che interpretava le avevano affibbiato, c’era lei. “Divento intelligente quando mi serve. Ma al più degli uomini non piace”. “Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce, piuttosto che su quello di una carrozza del metrò”. Stereotipi di una parte che doveva interpretare, quella della bionda (tra l’altro non naturale), bella e svampita. Una star con i riflettori sempre puntati, tanto che per registrarsi negli alberghi e nelle cliniche, utilizzava pseudonimi come Zelda Zonk e Faye Miller. Un anonimato non sempre possibile, vista la sua fama. La sua vita, il matrimonio con Joe Di Maggio fallito dopo solo un anno, quello successivo con Arthur Miller, sciolto nel ’58, quando era ricoverata in ospedale per esaurimento nervoso. Poi il legame con i Kennedy. Conosciuti attraverso Frank Sinatra, che a sua volta era entrato in contatto con il cognato dei fratelli della Casa Bianca.

Indimenticabile la scena, al Madison Square Garden, in cui la Diva partecipa alla festa di compleanno del presidente John F. Kennedy, e gli intona ‘Happy Birthday, Mr. President’, indossando un abito color carne, davanti a più di ventimila persone. Oltre a John Kennedy, Marilyn aveva frequentato anche il fratello Bob. Il suo ultimo amante, e presumibilmente il padre del bambino che l’attrice affermava di aspettare (in molti sostengono che fu costretta per questo ad abortire). Diverse fonti dicono che Bob aveva anche inizialmente promesso di sposarla, e che Marilyn andava in giro dicendo ai suoi amici che sarebbe diventata moglie di un uomo molto importante. Ma così non era stato. Problemi di salute e assenze dai set, fino alla tragedia. Marilyn Monroe era stata trovata morta, a soli trentasei anni, nella camera da letto della sua casa di Los Angeles. Senza vita, con in mano la cornetta del telefono. Scoperta dal suo psichiatra Ralph Greenson, chiamato urgentemente dalla governante dell’attrice.

Le teorie sulla morte della diva più amata di sempre

Secondo il dottor Thomas Noguchi, che aveva eseguito l’autopsia, la morte di Marilyn era con “alta probabilità” un suicidio, dovuta a un’overdose di barbiturici. Ma l’incerta ricostruzione degli eventi di quella notte, la presenza non confermata di Bob Kennedy nella casa dell’attrice la sera prima e alcune incongruenze nelle dichiarazioni dei testimoni e nel referto autoptico, avevano dato adito a molteplici interpretazioni. Tra le varie versioni formulate, venne ipotizzata la complicità dei Kennedy, che vedevano in Monroe, che si era detta pronta a confessare le loro relazioni con lei, una minaccia per la loro carriera politica oppure una vendetta della mafia americana nei confronti della famiglia Kennedy per alcune promesse fatte in campagna elettorale e non mantenute. Teorie che non hanno trovato conferme. Era stato l’ex marito Joe Di Maggio a organizzare il funerale insieme a Inez Melson, amministratrice dei beni di Marilyn, occupandosi delle spese.

Rimanendo fedele a una promessa fatta a Marilyn, Whitey Snyder, il suo visagista personale, truccò il cadavere per la cerimonia funebre. Anche Pearl Porterfield, la costumista Marjorie Plecher e la parrucchiera Agnes Flanagan si occuparono del corpo dell’attrice, mettendole sulla testa la parrucca bionda che aveva portato nel film ‘Gli spostati’ e vestendola con un abito verde di Emilio Pucci. La diva più amata di sempre, per chi le era stato accanto, doveva restare un simbolo di bellezza immortale. E così è stato. E lo è ancora oggi, guardando quella bionda apparentemente sbadata, ma dallo sguardo tutt’altro che superficiale immortalato da numerosi pittori e artisti pop. A partire da Andy Warhol, artista tra i più influenti del XX secolo. Del resto, contro le etichette e gli stereotipi, lo diceva lei stessa: “Il silenzio è l’unica risposta logica da poter dare agli stupidi”.

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