Sei anni fa la scomparsa di Neil Armstrong

“Un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”. L’astronauta statunitense Neil Armstrong, che il 20 luglio del ’69 fu il primo uomo a posare piede sulla Luna, moriva il 25 agosto di sei anni fa. Ha lasciato un segno indelebile nella storia, con quello sbarco che negli anni ha visto moltiplicarsi numerose teorie. Dividendo il mondo tra complottisti e sostenitori di questa immensa conquista dalla quale sono passati quarantanove anni. Quasi mezzo secolo dalla missione spaziale Apollo 11, che vide protagonista proprio Armstrong insieme con Buzz Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sul suolo lunare. Quella prima passeggiata sull’unico satellite naturale della Terra, fu trasmessa in diretta televisiva mondiale. Aldrin raggiunse Armstrong sulla superficie lunare e testò i metodi migliori per muoversi, compreso il cosiddetto salto del canguro. La disposizione dei pesi nella tuta spaziale creava una tendenza a cadere all’indietro, ma nessuno dei due astronauti ebbe seri problemi d’equilibrio. Correre a passi lunghi divenne il metodo per spostarsi preferito dai due, che trascorsero due ore e mezza a scattare foto e a raccogliere campioni di roccia.

Neil Armstrong, il primo uomo a posare piede sulla Luna

Armstrong e Aldrin misero insieme oltre ventuno chili di materiale lunare che riportarono a Terra. Un terzo membro della missione, Michael Collins, rimase in orbita, pilotando il modulo di comando che riportò gli astronauti a casa. La missione terminò il 24 luglio, con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico. Lanciata da un razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, Apollo 11 fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo della NASA. La navicella spaziale Apollo era costituita da tre parti: un modulo di comando (CM) che ospitava i tre astronauti (oggi in mostra al National Air and Space Museum di Washington), ed era l’unica parte che rientrava a Terra. Un modulo di servizio (SM), che forniva il modulo di comando di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua. E un modulo lunare (LM), chiamato ‘Eagle’, per l’atterraggio sulla Luna. Fu ‘Eagle’ a toccare il suolo, in una zona chiamata Mare della Tranquillità.

La carriera dell’astronauta più famoso al mondo

Armstrong, originario dell’Ohio, a quindici anni aveva già ottenuto il suo primo brevetto di volo, prima ancora della patente di guida. Nel ’47 l’inizio degli studi di ingegneria aeronautica alla Purdue University. Dopo la laurea, la carriera di pilota di velivoli sperimentali modificati a partire da bombardieri. Il futuro astronauta, volando a bordo di uno di questi aerei, nel ’56, aveva avuto il primo dei tanti incidenti in cui era rimasto coinvolto. Due anni più tardi l’inizio della carriera da astronauta. Armstrong era stato inserito nel programma ‘Man In Space Soonest’ della U.S. Air Force con il quale gli statunitensi si prefiggevano di sconfiggere i sovietici nella corsa allo spazio. Poi l’annuncio della formazione di una nuova squadra di aspiranti astronauti per il Programma Apollo. Armstrong aveva presentato la propria candidatura il primo giugno del ’62, con i termini per la presentazione scaduti una settimana prima. Ma Dick Day, un suo camerata alla base Edwards, vedendo l’arrivo tardivo della domanda l’aveva inserita insieme alle altre prima che qualcuno se ne accorgesse.

Neil Armstrong, il primo uomo a posare piede sulla Luna

Poi la selezione di Armstrong nel gruppo di astronauti della NASA che i giornalisti avevano ribattezzato ‘New Nine’. Dopo il ruolo di riserva nell’equipaggio dell’Apollo 8, gli era stato offerto il comando dell’Apollo 11. Nel marzo del 1969, in una riunione dei vertici della missione, era stato deciso che il primo uomo a posare il piede sulla Luna sarebbe stato proprio Armstrong, grazie alla sua umiltà ed esperienza. Il 16 luglio l’astronauta aveva ricevuto una falce di luna di polistirene dall’ingegnere Guenter Wendt, che gliela presentò come una chiave per la Luna. In cambio Armstrong gli offrì un biglietto per un “taxi spaziale, buono per due pianeti”. Poi l’inizio del viaggio verso la luna. Durante il lancio dell’Apollo 11 il cuore di Armstrong aveva raggiunto i 110 battiti al minuto. Solo nel 2005, Armstrong rese noti i suoi timori iniziali di un possibile fallimento della missione. Pensava infatti che avessero solo il 50 per cento di probabilità di riuscita. Nel descrivere le sue emozioni dopo l’allunaggio disse: “Ero sollevato, estasiato ed estremamente sorpreso che avessimo avuto successo”.

Neil Armstrong e il pezzo dell’elica dell’aereo dei fratelli Wright

Neil Armstrong è deceduto nel 2012. Nel suo PPK (Personal Preference Kit) volle tenere un pezzo di legno dell’elica dell’aereo dei fratelli Wright del 1903 e un pezzo di tessuto dell’ala. Inoltre aveva con sé i distintivi di astronauta, arricchiti di diamanti, originariamente donati da Deke Slayton alle vedove dell’equipaggio dell’Apollo 1. Michael Collins e Buzz Aldrin sono invece ancora in vita. L’emblema della missione fu ideato da Collins, che volle rappresentare simbolicamente un “allunaggio pacifico degli Stati Uniti”. Rappresentò quindi un’aquila calva, con un ramo d’ulivo nel becco, che atterrava su un paesaggio lunare e con una vista della Terra in lontananza. Alcuni funzionari della NASA ritennero che gli artigli dell’aquila sembrassero troppo bellicosi e dopo qualche discussione, il ramo d’ulivo fu spostato negli artigli.

Neil Armstrong, il primo uomo a posare piede sulla Luna

L’equipaggio scelse di non utilizzare il numero romano “XI”, ma preferì utilizzare l'”11″ arabo, temendo che il primo potesse non essere compreso in alcune nazioni. Inoltre, scelsero di non indicare i loro nomi sull’emblema, affinché esso fosse “rappresentativo di tutti coloro che avevano lavorato per permettere la missione”. In una serie di interviste rilasciate da Dean Armstrong, fratello di Neil, alla BBC e riprese dal quotidiano The Telegraph, è emerso che l’astronauta più famoso di tutti i tempi aveva pensato a cosa dire in quell’occasione speciale già qualche tempo prima di partire per la missione. Una sera, durante una partita a Risiko, l’astronauta passò a Dean un biglietto contenente la frase “One small step for a man, one giant leap for mankind”. “Cosa ne pensi?”, chiese Neil, e il fratello non poté che ammettere che era una frase perfetta.

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