Quindici anni fa la scomparsa del radiocronista Sandro Ciotti

“A Bari la giornata è calda e languida come gli occhi di Ornella Muti”. “A Napoli la giornata è splendida, manca solo Caruso che canti O’ sole mio”. Frasi epiche di una radiocronaca sportiva dalla voce roca e graffiante e dallo stile unico e inimitabile, pronunciate da Sandro Ciotti. Capace di catalizzare l’attenzione del pubblico come una calamita, tra ironia, aneddoti e estrema professionalità. La voce, ‘The Voice’, e il volto RAI che hanno conquistato appassionati di sport e non, è morto a Roma quindici anni fa. Il 18 luglio 2003, dopo una lunga malattia, all’età di settantaquattro anni. Rai Storia ha prodotto nel 2013, in occasione del decennale della morte del radiocronista, il documentario ‘Sandro Ciotti, un uomo solo al microfono’, realizzato da Alessandro Chiappetta. Una ironia quella del celebre giornalista, che lo ha accompagnato sin dalla nascita.

Sandro Ciotti, un uomo solo al microfono

Figlio d’arte, del giornalista Gino Ciotti, Alessandro che poi diventerà solo Sandro, ha un padrino d’eccezione. Il poeta dialettale romano Trilussa, un caro amico del padre che influenzerà la verve colorata del futuro radiocronista sportivo. Autore di un linguaggio in cui metterà sempre la giusta dose di questa virtù. Nonostante la sua infanzia non sia rosa e fiori. Il padre infatti muore in maniera tragica quando lui ha solo 15 anni, a causa di una leptospirosi fulminante contratta nelle acque del fiume Tevere dopo essersi ferito mentre praticava il canottaggio. Da giovane studia violino e grazie a questo tirocinio da musicista, si esibisce in piccole orchestre da ballo. Poi la carriera calcistica iniziata dapprima nelle giovanili della Lazio e quindi nel Forlì e all’Anconitana in Serie C nel ruolo di mediano. Milita nel Frosinone nella Quarta Serie a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta.

Voce roca e ironia per il re delle radiocronache

Sandro Ciotti inizia la carriera giornalistica nel ’54 debuttando sulla carta stampata. Collabora poi a diverse rubriche radiofoniche, da ‘Mondorama’ a ‘Telescopio’. Ma l’esordio come conduttore avviene nel ’56 con ‘K.O. Incontri e scontri della settimana sportiva’, una delle prime trasmissioni di satira musicale e sportiva. Due anni dopo entra in pianta stabile alla RAI, diventando inviato nel giro di pochi mesi e ideando altre rubriche di successo: da ‘L’uomo del giorno’ per la trasmissione Domenica Sport a ‘L’angolo del jazz’. Poi, insieme a Lello Bersani, conduce per otto anni di seguito la prima rubrica radiofonica interamente dedicata al cinema, Ciak (1962). Come inviato segue 40 Festival di Sanremo, 14 Olimpiadi, 15 Giri d’Italia, 9 Tour de France e oltre 2.400 partite di calcio nella popolare trasmissione ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ fino al 1996. La sua ultima radiocronaca, la partita di campionato Cagliari-Parma nell’ultima giornata della stagione 1995-1996.

Sandro Ciotti, un uomo solo al microfono

“Soltanto 10 secondi per dire che quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca per la RAI, un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori, mi mancheranno!”. Così Sandro Ciotti saluterà per sempre il suo pubblico, orfano di quella voce e quello stile unici. Sempre molto ironico, l’uomo delle radiocronache calcistiche arricchite da argute e colorite osservazioni. Uno humour sempre garbato, caratteristica anche di suoi numerosi servizi radiofonici extra calcistici. Come quelli da attento osservatore del Festival di Sanremo per il giornale radio RAI, o come la serie di umoristici reportage di costume realizzati in occasione dei Campionati del mondo di calcio nella Germania Ovest, nel ’74. Aveva quarant’anni quando la sua voce divenne permanentemente roca. Colpa di quell’edema alle corde vocali, che lo aveva colpito nel ’68 in Messico dopo 14 ore di diretta sotto la pioggia. Eppure quella voce roca diventerà un tratto caratteristico della sua fama.

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