Sessantacinque anni fa la scomparsa del ‘Mantovano volante’

“Correrai ancor più veloce per le vie del cielo”. Sulla tomba di Tazio Giorgio Nuvolari, scomparso l’11 agosto del ’53, campeggia questa frase che racchiude tutta la vita di quello che Ferdinand Porsche ha definito il “più grande corridore del passato, del presente e del futuro”. Pilota motociclistico e automobilistico mantovano, la sua carriera sportiva ha abbracciato un trentennio dal 1920 al 1950, con l’interruzione di oltre sei anni a causa del secondo conflitto mondiale. La carriera di quello che sarà ricordato dalla stampa e dagli appassionati con gli pseudonimi di ‘Mantovano volante’ e di ‘Nivola’, fu tutt’altro che in discesa. Nei primi anni di corse Nuvolari dovette superare molte difficoltà e inseguire per lungo tempo quei successi che non volevano arrivare. Poi la nascita della leggenda. Tanti episodi memorabili di questo fuoriclasse del motore, a cui Enzo Ferrari aveva attribuito l’invenzione della tecnica della sbandata controllata.

Solo lui sapeva affrontare le curve con un secco colpo di sterzo, facendo slittare le ruote posteriori verso l’esterno, quindi controsterzava e schiacciava l’acceleratore a tavoletta. In questo modo usciva di curva con la macchina già rivolta verso il rettilineo e in piena accelerazione, a velocità maggiore di chiunque altro. Questa tecnica, che non ha più ragion d’essere nelle auto a ruote scoperte a causa dell’avvento dell’aerodinamica, viene invece ancora oggi usata nei rally. Nuvolari era il pilota delle prime volte e della suspance. Come quando nel ’31, al circuito delle Tre Province, durante la gara aveva superato un passaggio a livello a velocità sostenute, riportando la rottura della molla di richiamo dell’acceleratore della sua Alfa Romeo. Per proseguire la corsa Nuvolari aveva guidato controllando sterzo, freno e frizione, mentre il meccanico regolava l’acceleratore, tramite la cintura dei pantaloni fatta passare attraverso il cofano. Una tecnica di guida ai limiti del praticabile, eppure aveva vinto superando un incredulo Enzo Ferrari di 32 secondi.

Gli inizi della carriera unica del ‘Campionissimo’ 

Nuvolari, originario del mantovano, classe 1892, a 27 anni aveva ottenuto la licenza di pilota di moto da corsa. Prima l’inizio con le gare motociclistiche poi, grazie all’amicizia con Deo Chiribiri, pilota e comproprietario dell’omonima azienda, Tazio era riuscito a procurarsi immediatamente un volante. Nel ’24, sul circuito del Tigullio, fu protagonista di una vittoria conquistata in maniera alquanto rocambolesca. Condusse una gara estremamente tirata, uscendo spesso di pista e fermandosi, in alcuni casi, a picco sul mare. Poi l’ingaggio alla Bianchi. Nonostante l’enorme popolarità conseguita nel mondo delle due ruote e il soprannome di ‘Campionissimo’ che gli venne attribuito in quel periodo, Nuvolari era sempre più attratto dalle corse automobilistiche. E nel corso del 1927 si preparava a rompere l’esclusiva che lo legava alla Bianchi. Decise di creare una propria squadra automobilistica per disputare i vari Gran Premi. Acquistò quattro Bugatti, e per finanziarsi vendette un podere che avrebbe ereditato dal padre.

La stagione iniziò trionfalmente per Nuvolari, che si impose al debutto al Gran Premio di Tripoli conquistando il primo successo internazionale. Poi la consacrazione con l’Alfa Romeo, con cui vinse la prestigiosa Targa Florio, in Sicilia. La sua fama crebbe ulteriormente e il famoso poeta Gabriele D’Annunzio, alla fine dell’aprile 1932, lo invitò al Vittoriale per fargli dono di una piccola tartaruga d’oro con la dedica ‘all’uomo più veloce, l’animale più lento’. Gli chiese in cambio di vincere la Targa Florio che si sarebbe disputata dopo due settimane. Il pilota fu stupito della richiesta e rispose: “Io corro solo per questo”. La tartaruga divenne il suo portafortuna e la fece cucire poi sulla destra del petto sulla divisa ufficiale. Il successivo 8 maggio, Nuvolari tagliò per primo il traguardo della gara siciliana, a bordo dell’Alfa Romeo 8C-2300 della Scuderia Ferrari. Sempre nello stesso anno, riuscì ad aggiudicarsi anche Gran Premi di Monaco, di Francia e d’Italia.

Le vittorie incredibili di Tazio Nuvolari 

Il più grande corridore di tutti i tempi ha incassato tante, troppe vittorie spettacolari. Come quando durante il Gran Premio di Montecarlo, nel ’35, corse sotto una pioggia battente. Un pilota ruppe il circuito dell’olio della propria autovettura e inondò la pista in una doppia curva a S già scivolosa per l’acqua. I cinque corridori successivi, man mano che sopraggiungevano, perdevano aderenza e scontrandosi tra loro o con le barriere disseminarono quel punto della pista di rottami. Nuvolari, sopraggiunto per sesto, riuscì derapando in velocità a mantenere comunque il controllo della sua vettura, percorrendo una particolare traiettoria che gli consentì di uscire dalla doppia curva. Schivando tutti i rottami con la precisione di alcuni centimetri.

E nel ’48, all’età di cinquantasei anni, a sorpresa Nuvolari prese il via della Mille Miglia con una Ferrari 166 SC. Prima che problemi meccanici lo costringessero al ritiro, nel primo tratto di gara fece segnare il miglior tempo assoluto. Fece togliere prima il cofano motore per ovviare a una chiusura imperfetta, poi volò via un parafango. Poi si ruppe il supporto del sedile del meccanico e infine, dopo una derapata troppo accentuata si incrinò l’occhio (supporto) di una balestra. Ed Enzo Ferrari, dato che il pilota non intendeva far effettuare una riparazione per non perdere la testa della classifica, gli impose di fermarsi e di ritirarsi vicino a Reggio Emilia. Nuvolari non annunciò mai formalmente il suo ritiro, ma la sua salute andava deteriorandosi e divenne sempre più solitario. Nel ’52 venne colpito da un ictus che lo lasciò parzialmente paralizzato, e morì un anno più tardi, l’11 agosto, a causa di un altro ictus.

L’addio al ‘Mantovano volante’

Il Campionissimo non c’era più. Tutta la città di Mantova partecipò ai suoi funerali, con quasi 55mila fan del pilota più forte di sempre. Il corteo funebre era lungo alcuni chilometri e la bara di Nuvolari fu messa su un telaio di macchina scortato da Alberto Ascari, Luigi Villoresi e Juan Manuel Fangio. Secondo le sue volontà, fu sepolto nel Cimitero monumentale di Mantova, con gli abiti che indossava sempre scaramanticamente in corsa: il maglione giallo con il suo monogramma, i pantaloni azzurri e il gilet di pelle marrone. Al fianco, il suo volante preferito. Oltre ai tanti cittadini, ai tifosi, alla gente comune, c’era anche Enzo Ferrari.

L’Alfa Romeo 8C-35 di Nuvolari fu venduta all’asta a oltre 7 milioni di euro durante il ‘Goodwood Revival‘ del 2013. E questo ne ha fatto l’Alfa Romeo più costosa di sempre. Tanti gli omaggi al pilota più forte di tutti i tempi. Uno tra tutti. Secondo Casadei, fondatore dell’omonima famosa orchestra, scrisse nel 1930 insieme a Primo Lucchi una canzone, un ritmo allegro, dal titolo Nuvolari, dedicata al grande campione. Nel suo diario, Casadei racconta che si trovava insieme all’amico Lucchi ad aspettare la Mille Miglia, in attesa di vedere sfrecciare il pilota. A entrambi venne in mente un motivo, e, non avendo altro, misero giù note e testo sulla carta gialla che avvolgeva i loro panini. Anche Lucio Dalla, in una canzone a lui dedicata, saluta così il campione: “Quando corre Nuvolari mette paura, perché il motore è feroce mentre taglia ruggendo la pianura”.

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